Lo scoop di Repubblica e la campagna che ha portato il giornale romano a scoprire il sistema di intelligence parallelo di Tavaroli, capo della sicurezza di Telecom Italia, è destinato a diventare la storia più grossa e controversa degli ultimi tempi. Anche se farà meno clamore di quelle di Ricucci, Moggi e company.
Sappiamo che Tavaroli usava un investigatore privato amico per raccogliere dati su - dicono - centomila personaggi della classe dirigente italiana. E che all’investigatore privato chiedeva risultati senza badare a spese e senza chiedergli di restare sempre e soltanto nelle regole previste dalla legge.
Il pasticcio spionistico incrocia anche lo scandalo del calcio. Per quanto racconta Emanuele Cipriani ai magistrati, nei file illegali della Polis d’Istinto ci sono alcuni dossier raccolti, su input dell’Inter di Massimo Moratti e ordine di Marco Tronchetti Provera, contro l’arbitro Massimo De Santis, il direttore sportivo di Messina e Genoa Mariano Fabiani, il direttore sportivo del Catanzaro Luigi Pavarese. La scoperta ha amareggiato (e irritato) molto la Procura di Milano.
Si parla ormai da settimane di più di 100.000 file riguardanti imprenditori, giornalisti, politici ma anche gente comune; è girata anche una cifra: intorno a 30.000 persone sarebbero state “schedate”, e su di loro esisterebbe un dossier fatto anche di intercettazioni telefoniche abusive.
Quello che molti cittadini non sanno (cittadini che potrebbero essere stati inconsapevoli oggetti delle cure degli spioni di Tavaroli) è che, ai sensi della legge sulla privacy, abbiamo tutti diritto a chiedere a Telecom Italia di portare a nostra conoscenza (gratuitamente e in tempi brevi) quali nostri dati personali sono stati trattati e sono conservati nella banca dati di questo gestore telefonico.
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