L’uomo nel mirino
In questo articolo, pubblicato ieri su Il Giornale, Paolo Guzzanti afferma di temere per la propria vita.
Se per caso mi ammazzassero, se vi dicessero che sono morto d’un cancro fulminante, d’una polmonite folgorante, o ucciso da elementi della malavita nostrana, per favore: non credeteci. Qui, a quanto pare il cerchio si stringe: è morto ieri mattina Alexander Litvinenko a Londra e adesso Scotland Yard rende noto che non il Thallium, un topicida, ma del Polonio 210 (un metallo radioattivo), è la causa della morte di Sasha, dopo 23 giorni di atroce agonia.
Apprendo dalla stampa che lo storico e politico Alex Goldfarb ha reso nota una sua lista di gente da ammazzare che si apre con Litvinenko e si chiude con il mio nome.
e chiude con:
Secondo quello che ha riferito Litvinenko, Romano Prodi non è mai stato un agente sovietico, ma dai sovietici ieri e dai russi oggi è considerato «our man», il nostro uomo (la comunità dell’intelligence usa la lingua inglese). Trofimov sconsigliò Sasha dal venire in Italia. E infatti lo hanno raggiunto a Londra, e adesso è morto. Se dovessi morire di raffreddore o per un incidente d’auto, per favore, non credeteci. Sto benissimo.
Domanda: ma chi lo ca#a??
Sono comunque apprezzabili le doti di commediante che, a quanto traspare dall’articolo (leggere per credere), sono tipiche di tutta la famiglia.
Scotland Yard, Thallium, Polonio 210, Litvinenko, Prodi, Trofimov





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