Ars Scribendi
12 feb
Tittyna fa delle domande, in questo post, sul rapporto Scrittore-Testo-Lettore.
Dico la mia, ampliando il commento lasciato da lei.
1) ritengo che si scriva (in primis) per egoismo. Nel senso che io scrittore ho bisogno di scrivere, voglio scrivere e lo faccio. Indipendentemente dal fatto che poi il testo venga dato alle stampe o meno. D’altra parte scrivendo trasferisco una parte di me e dei miei bisogni/sogni nel testo quindi nessuna autonomia del testo rispetto allo scrittore. O solo una certa (apparente?) autonomia. Lo scrittore non è il miracoloso risultato di un misterioso “dono degli dei”, o di un capriccio della “musa ispiratrice”. È invece il risultato di un particolare processo di formazione – culturale, psicologica, esistenziale, etica – che agisce su una specifica sensibilità. L’opera che lo scrittore produrrà sarà quindi la materializzazione di questa formazione e di questa sensibilità.
*Lo scrittore offre, consegna, dà. Il lettore prende.*
beh anche il lettore da qualcosa: il piacere allo scrittore di veder letta la propia opera.
(per non esser cinico e parlare di guadagno)
Dunque un rapporto d’amore che non puo’ essere univoco.
Inoltre scrivere è esercitare, con particolare intensità e attenzione, l’arte del leggere.
Scrivi per leggere ciò che hai scritto, per vedere se va bene e, visto che non è mai così, riscriverlo una, due, quante volte ci vogliono per farlo diventare qualcosa che puoi sopportare di rileggere.
Sei il tuo primo, forse più severo lettore. “Scrivere è arrogarsi il diritto di giudicare se stessi“, scrisse Ibsen sul risvolto di copertina di uno dei suoi libri. Difficile immaginare di scrivere senza rileggere.
Diverso il caso del blog. In un blog il lettore puo’ commentare *in diretta* lo scritto.
2) Non mi interessa la buona fede, spesso la do per scontata. ma il testo. Se il testo è buono, mi piace, allora bene. Continuo a seguire il blog. Il blogger puo’ essere anche un gran figlio di… ma il valore di cio’ che scrive non cambia!
3) Lo scritto non è lo scrittore. Ciò che scrivo è diverso da me.
Ciò che scrivo infatti è più brillante di me.
Perché posso riscriverlo.
Concludo segnalando dei libri:
- Vincenzo Cerami “Consigli a un giovane scrittore”
- Mario Vargas Llosa “Lettere a un aspirante romanziere”
- Raymond Carver “Il mestiere di scrivere”
- Ji Lu “L’arte della scrittura”
- Stephen King “On Writing”






Interessanti i tuoi spunti e tutti ragionevoli, ma a volte si scrive solo per il piacere di farlo..