Fantascienza made in Africa
Può l’Africa raccontare se stessa utilizzando linguaggi e icone della fantascienza? È la sfida intellettuale di Ken Bugul, al secolo Mariètou Mbaye Biléoma, senegalese di nascita ma da anni in Benin. Una vita spesa in bilico tra la letteratura e il suo impegno a favore delle donne africane e dei loro problemi sociali. Con La Moneta d’oro (pubblicata in Italia da Baldini Castoldi Dalai) ad essere raccontato è un continente dove magia e superstizioni ancestrali vengono rinnovate e rilette per la prima volta con l’occhio del genere fantascientifico. Un sincretismo riuscito il cui risultato è una favola originalissima. Amara nelle sue conclusioni. Fortemente critica nella sua metafora politica. L’Africa appare agli occhi della Bugul come un continente in cerca di una nuova identità grazie alle varie indipendenze nazionali, che però fa ancora fatica a riemergere dall’epoca coloniale e dai suoi feroci strascichi.
L’intreccio narrativo parte da un simbolo della narrazione favolistica: la moneta d’oro. Capace di portare benessere, potere e ricchezza a chi la possiede ma ad una condizione: non deve essere venduta. Appartenuta al genio Condorong, figura mitica dell’Olimpo africano, la moneta d’oro attraversa tutto il libro come un referente con cui tutti i personaggi sono costretti a confrontarsi. E’ con lei che il padre di Moise abbandona il villaggio per cercare fortuna in città, è lei che alla fine sparisce proprio quando tutto il resto della famiglia del protagonista si è ricongiunto nella metropoli spietata. È a questo punto che la favola si trasforma in racconto fantascientifico, seguendo schemi e regole caratteristiche della letteratura occidentale. La scrittrice si inventa così due extraterrestri che, come un deus ex machina porteranno ad un finale che è più happy end di quello che si potesse sperare. Resta, però, la delusione profonda nei confronti di un continente dove i miraggi, di tutti i tipi, soprattutto sociali, sono ancora più forti delle certezze. Questi gli extraterrestri non sono riusciti a portarli via.
[fonte: Panorama.it]
