L’e-book e la biblioteca
4 apr
L’insieme di problemi posti al mondo delle biblioteche dalla nascita e – se e quando assisteremo a un miglioramento dei dispositivi di lettura e delle politiche di distribuzione – dalla prevedibile diffusione dei libri elettronici, è evidentemente di estrema complessità. Fra le tematiche più rilevanti, dovranno essere sicuramente affrontate quella della conservazione dei libri elettronici (che riguarda, è bene ricordarlo, non solo il testo ma anche gli strumenti per la sua decodifica e lettura), dei relativi criteri catalografici, dell’accessibilità dei testi e delle dotazioni hardware e software necessarie a una biblioteca per permetterne la consultazione, dei connessi (e come abbiamo visto non semplici) problemi di gestione dei diritti.
Si tratta di una galassia di temi che non è ovviamente possibile affrontare in modo compiuto in questa sede. Per cercare almeno di fornire un quadro di riferimento sommario, può essere opportuno separare i problemi che riguardano la conservazione del testo elettronico degli e-book e la predisposizione (eventualmente centralizzata) dei relativi record catalografici da quelli che riguardano la loro consultazione da parte del pubblico. Le prime due tematiche, infatti, riguardano in modo sostanzialmente analogo sia i testi sotto diritti sia quelli fuori diritti (anche se la differenza andrà ovviamente tenuta presente), mentre la terza richiederà procedure assai diverse nei due casi.
Per quanto riguarda la conservazione, occorrerà prevedere disposizioni specifiche relative al deposito dei testi: compito più facile nel caso degli e-book realizzati da grandi case editrici (al momento si tratta, nella maggior parte dei casi, di opere disponibili anche in una versione a stampa, ma è probabile che in futuro le opere pubblicate solo in formato elettronico tenderanno ad aumentare), ma assai più complesso se si considera che una delle potenzialità specifiche dei formati elettronici è quella di permettere con relativa facilità forme di self-publishing, per di più relative a materiali che hanno la caratteristica, tipica dei media digitali, di poter essere frequentemente modificati, dando vita a una successione di ‘edizioni’ diverse. Personalmente, mi sembra difficile che le molte forme di ‘personal publishing’ possibili nel settore degli e-book possano essere regolamentate attraverso previsioni di deposito centralizzato obbligatorio, senza che la relativa normativa rischi di venir percepita come un’imposizione coercitiva e come una forma di controllo sui contenuti. Più ragionevole potrebbe essere affiancare a procedure di deposito digitale, da prevedere nel caso degli e-book pubblicati da case editrici riconosciute (con assegnazione di numero ISBN), strumenti e procedure pubbliche di deposito volontario, con garanzie di conservazione e criteri catalografici unitari, a disposizione della galassia prevedibilmente composita di iniziative personali e amatoriali. Un’attenzione particolare andrà dedicata al mondo della ricerca, eventualmente anche attraverso convenzioni specifiche stipulate con le istituzioni di deposito. Un’iniziativa interessante di questo tipo è rappresentata nel nostro paese dall’accordo fra l’Università di Firenze e la Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze per il deposito delle pubblicazioni elettroniche e multimediali edite dalla Firenze University Press, la nuova struttura creata dall’Ateneo fiorentino per lo sviluppo dei servizi di editoria elettronica.
Va ricordata, in collegamento col tema della conservazione, una questione già ben nota ai responsabili di archivi digitali: la conservazione del singolo file è solo una parte del problema, dato che occorre garantire anche la disponibilità degli strumenti di accesso al contenuto digitale, e dunque dei programmi e dei dispositivi di lettura. La rapida obsolescenza di tali strumenti richiede lo sviluppo di politiche specifiche di conservazione, magari centralizzata, delle versioni successive sia dei software di lettura, sia dei lettori hardware (in quest’ultimo caso può aiutare – ma non esimere da una attenzione specifica rivolta anche alla conservazione dell’hardware – la frequente disponibilità di emulatori software).
Per quanto riguarda i criteri di catalogazione, un primo tema essenziale è quello di ‘cosa’ esattamente vada catalogato: il libro elettronico ‘installato’ su un particolare dispositivo di lettura, il solo testo elettronico considerato come oggetto digitale, o il testo elettronico e il relativo dispositivo di lettura? Un sondaggio svolto da Chris Rippel su 25 biblioteche pubbliche che includono e-book nelle proprie collezioni fornisce risultati assai problematici: 17 biblioteche catalogano solo i dispositivi di lettura, 4 i dispositivi di lettura e i testi elettronici, 4 i soli testi elettronici. Anche se il ‘supporto’ costituito dal dispositivo di lettura e il testo elettronico da esso ospitato vanno – come si è argomentato – considerati congiuntamente nell’esaminarne la natura di ‘libro elettronico’, resta a mio avviso innegabile che il rapporto esistente fra tali due elementi è comunque assai diverso da quello esistente fra il tradizionale libro a stampa inteso come supporto fisico del testo, e il relativo contenuto testuale. Infatti, testo elettronico e dispositivo di lettura possono comunque essere separati: il testo elettronico acquistato dalla biblioteca può di norma (o almeno in linea di principio) essere letto su dispositivi diversi, mentre su uno stesso dispositivo di lettura possono essere installati (e disinstallati) testi elettronici diversi. Inoltre, occorre considerare il ruolo specifico dei programmi di lettura: in linea di principio, uno stesso e-book potrebbe essere letto su uno stesso dispositivo hardware attraverso interfacce software diverse (ad esempio, versioni successive di uno stesso programma), che offrano funzionalità diverse. Dal punto di vista teorico, la soluzione più corretta sembrerebbe quella di provvedere alla catalogazione – attraverso l’individuazione di griglie pertinenti di metadati – sia dei dispositivi hardware di lettura, sia dei programmi ai quali è affidata l’interfaccia software, sia dei testi elettronici, prevedendo la possibilità di associare in maniera temporanea, semipermanente o permanente i relativi dati, ad esempio attraverso il ricorso a database relazionali. E’ chiaro che le sfide poste in questo campo al bibliotecario – e più in generale all’intero mondo dell’editoria – sono tutt’altro che facili, e imporranno un lavoro di elaborazione teorica e di determinazione di standard che richiederà ancora molto tempo (e probabilmente una maggiore maturità del settore) per arrivare a soluzioni condivise e soddisfacenti. Soluzioni che risulteranno probabilmente per molti versi innovative rispetto alla prassi fin qui consolidata.
Un primo settore nel quale questo tipo di sviluppo è già evidente è quello relativo all’identificazione dell’e-book come oggetto digitale. La possibilità di avere una stessa ‘edizione’ di un e-book disponibile per dispositivi e programmi di lettura diversi rende difficile identificare in maniera trasversale ma univoca il ‘contenuto’ del libro (ovvero la componente sottoposta a proprietà intellettuale) applicando senza modifiche un modello quale quello offerto dal codice ISBN. Inoltre, il meccanismo ISBN è nato in una situazione di mercato caratterizzata dalla presenza di un numero comunque relativamente limitato di ‘editori’ professionali, e sembra inadatto a una situazione quale quella attuale nella quale i fornitori di contenuti digitali tendono a moltiplicarsi, anche attraverso lo sviluppo di forme di self-publishing, di publishing aziendale ecc. Per rispondere a queste difficoltà – e più in generale per rendere possibile l’individuazione di contenuti digitali in un contesto tecnologico articolato e di rete – è allo studio un meccanismo denominato Digital Object Identifier (DOI), sviluppato dalla International DOI Foundation, una fondazione che comprende editori del calibro di McGraw Hill, Springer, John Wiley & Sons, Random House; industrie informatiche quali Adobe, Microsoft, HP; associazioni quali l’Association of American Publishers, l’International Publishers Association e, per il nostro paese, l’Associazione Italiana Editori.
Anche nel campo della catalogazione del libro elettronico considerato come oggetto digitale, del resto, l’adozione da parte del formato OEB delle specifiche Dublin Core fornisce indubbiamente al bibliotecario un notevole aiuto, ma non risolve necessariamente tutti i problemi. E’ infatti prevedibile che, soprattutto (ma non unicamente) nel caso di iniziative amatoriali o di self-publishing, i metadati associati all’e-book siano spesso inseriti in maniera occasionale o parziale, da parte di persone prive della necessaria preparazione specifica. D’altro canto, anche eventuali metadati erronei o parziali entrano a far parte della pubblicazione, ed è difficile pensare, sia dal punto di vista pratico (si pensi agli e-book ‘compilati’ per un particolare formato di lettura) sia da quello teorico, ad una loro correzione o integrazione diretta da parte del bibliotecario. E’ dunque probabile che in molti casi i metadati catalografici debbano restare distinti da quelli associati alla pubblicazione da parte dell’autore o dell’editore, anche se sarà certo opportuno prevedere meccanismi per una importazione controllata di questi ultimi. L’ipotesi che sembra più ragionevole è quella dello sviluppo di sistemi software specifici, basati sull’uso delle specifiche Dublin Core, integrabili a livello di funzionalità di ricerca con quelli relativi alla gestione del patrimonio bibliotecario non elettronico, e in grado di importare in maniera controllata i dati sia dall’insieme dei metadati descrittivi presumibilmente presenti nella pubblicazione elettronica, sia da servizi di riferimento esterni.
Per concludere, qualche considerazione sull’ultima delle tematiche che avevamo individuato: quella relativa al possibile ruolo delle biblioteche nella consultazione degli e-book da parte del pubblico degli utenti. Evidentemente, la questione della sussistenza, della tipologia e della gestione dei diritti è in questo caso centrale.
Se si ha a che fare con e-book fuori diritti, la situazione è relativamente semplice: da un lato, le biblioteche ‘reali’ possono selezionare le opere e metterle a disposizione del loro pubblico attraverso postazioni multimediali o attraverso dispositivi dedicati, che possono essere destinati sia all’uso all’interno della biblioteca, sia, eventualmente, al prestito esterno. In quest’ultimo caso occorrerà prevedere procedure specifiche, che tengano conto del costo generalmente non indifferente del dispositivo di lettura, per il quale potrebbe essere utile studiare specifiche forme di assicurazione. D’altro canto, è prevedibile che molti utenti potranno accedere a questi testi direttamente da casa, utilizzando dispositivi di lettura di loro proprietà. In questo caso, un ruolo di rilievo potrà essere riservato alle cosiddette virtual libraries, che dovranno organizzare l’offerta esistente e facilitare l’accesso agli utenti sia attraverso iniziative di rassegna e catalogazione che facciano riferimento a criteri rigorosi e standardizzati, sia attraverso l’istituzione di vere e proprie raccolte di testi. Di particolare interesse è a questo proposito l’esperienza della E-book Library organizzata dall’Electronic Text Center della University of Virginia (etext.lib.virginia.edu/ebooks/). L’Electronic Text Center è ormai da una decina d’anni fra le principali risorse dedicate allo studio e alla diffusione della testualità elettronica, e negli ultimi mesi ha rivolto una crescente attenzione al fenomeno degli e-book. La E-book Library raccoglie al momento circa 1.600 opere disponibili al pubblico; i formati utilizzati sono Microsoft Reader (per lettori PocketPC) e Aportis Doc (per lettori Palm). Un aspetto decisamente interessante di questa esperienza è il suo successo, in netto contrasto con i dati assai meno lusinghieri relativi ai siti di vendita di e-book a pagamento. In circa un anno di vita, dalla E-book Library sono stati scaricati oltre tre milioni di libri elettronici (con una media – in continuo aumento – di quasi 9.000 download al giorno): un dato davvero impressionante, soprattutto se si considera il numero ancora limitato di titoli disponibili.
Assai più complessa è evidentemente la questione nel caso di testi sotto diritti. Risulta chiaro, infatti, che le politiche di DRM fin qui adottate sono purtroppo difficilmente compatibili con l’idea del prestito gratuito del libro da parte della biblioteca. Dal punto di vista tecnico, la soluzione più semplice è quella del prestito (interno o esterno) del dispositivo di lettura con il libro già installato. In questo caso, l’installazione del libro elettronico sul dispositivo di lettura può avvenire nel modo normale, anche se occorrerà comunque verificare che il prestito a utenti diversi non violi le clausole di distribuzione previste dall’editore. Esperimenti di noleggio di dispositivi di lettura completi di una raccolta preinstallata di e-book sono stati avviati da diverse biblioteche; in genere i lettori utilizzati sono stati i RocketBook, o i più recenti RCA REB1100[35].
Perché sia possibile il prestito del libro elettronico vero e proprio, e dunque di un file di dati, occorre invece che il software di lettura preveda la relativa funzionalità (è il caso ad esempio, come si è accennato, del formato e-book sviluppato da Adobe) e che le clausole di distribuzione del singolo e-book ne consentano l’uso. In generale, in questi casi il ‘prestito’ del file può avvenire a un solo utente alla volta, proprio come se si trattasse di un libro fisico. L’impressione è comunque che le case editrici non siano orientate a consentire alle biblioteche questa possibilità, se non dietro pagamento di un prezzo considerevolmente più alto di quello praticato all’acquirente privato. Proprio questa sembra essere la linea di sviluppo più probabile: le biblioteche, e in particolare le biblioteche universitarie, potranno acquistare libri elettronici (o ‘abbonamenti’ a collane e depositi di libri elettronici) a un prezzo più alto rispetto all’utente privato, ottenendo in cambio la possibilità di far consultare i testi dai propri utenti, per periodo di tempo limitato. Un primo esempio al riguardo è costituito dal sistema netLibrary (www.netlibrary.com)[36], i cui testi sono per ora destinati alla lettura su computer e non su dispositivi dedicati. Dall’aprile 2001 netLibrary ha comunque adottato OEB come formato di codifica, il che potrà facilitare in futuro l’allargamento dell’offerta anche ai dispositivi dedicati compatibili con tale formato[37]. L’accesso ai libri elettronici viene acquistato dalla biblioteca o dall’istituzione universitaria, ma i relativi testi sono conservati sul server della netLibrary, che permette l’accesso al libro (‘prestito’) a un solo utente alla volta – a meno naturalmente che la biblioteca non abbia comprato più copie dello stesso libro – per un periodo di tempo determinato. Durante tale periodo l’utente può consultare il libro, ma può stamparne solo singole pagine (l’operazione è concettualmente analoga al fotocopiare singole pagine di un libro a stampa), e ha accesso diretto al relativo file solo attraverso il software di lettura (non può dunque farne copie non autorizzate). Il sistema genera automaticamente relazioni e statistiche sull’accesso ai singoli titoli, e la procedura informatizzata evita il problema dei ritardi nella restituzione del libro da parte dell’utente.
Procedure di questo genere conosceranno probabilmente un discreto sviluppo soprattutto nel caso dei testi universitari e dell’editoria specializzata, mentre gli editori potrebbero mostrare maggiori resistenze a permetterli nel caso delle opere a più alta diffusione. Per queste ultime, è più probabile si sviluppino forme di ‘noleggio’ a pagamento dei libri elettronici, rivolte direttamente agli utenti e gestite dalle case editrici o da società di intermediazione operanti in rete. In sostanza, agli utenti potrebbero essere vendute copie ‘a tempo’ dei libri, a un prezzo più basso di quello previsto per le copie regolari.
Un passo ulteriore si ha quando il noleggio offerto all’utenza individuale non riguarda singole opere ma una collezione di testi. Si tratta in questo caso della vendita, attraverso abbonamento, del diritto di accesso a un’intera biblioteca di testi per un periodo di tempo determinato. Questo modello è esplorato da un’altra biblioteca digitale in rete, Questia (www.questia.com). In questo caso il servizio – rivolto agli studenti undergraduate nei settori delle scienze umane e delle scienze sociali – si basa su abbonamenti individuali, del costo di 20 dollari al mese, che consentono l’accesso a una biblioteca di circa 60.000 testi, che comprendono sia libri sia articoli di riviste specializzate. L’utente può liberamente consultare l’intera biblioteca, e ha a disposizione funzioni di annotazione dei testi, un comodo sistema di generazione assistita di citazioni (basta selezionare il passo da citare, per ottenere una citazione completa di riferimenti bibliografici pronta all’inserimento in un documento Word), e una serie di opere di riferimento (dizionari, ecc.) che possono essere richiamate durante la lettura. Non è possibile scaricare sul proprio computer i file dei testi, e la stampa (che comprende anche le annotazioni eventualmente aggiunte dall’utente) può avvenire solo una pagina per volta.
Per certi versi più liberale – ma più costoso nel caso di un uso intensivo – è l’approccio adottato da Ebrary (www.ebrary.com). In questo caso, l’utente ha libero accesso non solo alle funzioni di ricerca ma anche alla biblioteca di testi, consultabili tramite un apposito programma gratuito che assicura una impaginazione analoga a quella del testo a stampa[38]. A pagamento sono invece le operazioni di copiatura, stampa o traduzione automatica di una selezione di testo superiore alle dieci parole. L’importo relativo (irrisorio nel caso di poche righe, e via via più alto per porzioni di testo più estese) viene addebitato su un conto che l’utente può aprire col servizio, e pagare con carta di credito. E’ anche possibile l’acquisto del testo a stampa, attraverso un link verso la libreria Amazon. Anche questo modello è evidentemente rivolto in primo luogo a un pubblico accademico (una dozzina di prestigiose case editrici universitarie statunitensi, fra le quali Columbia, MIT e Stanford University Press, hanno già annunciato il sostegno all’iniziativa), che non si limita alla lettura del testo ma ne richiede un uso ‘attivo’ attraverso citazioni, estratti o annotazioni[39]: un modello interessante, ma – di nuovo – difficilmente esportabile al di fuori dell’ambito dell’insegnamento e della ricerca.
Specificamente rivolto alla didattica è infine XanEdu (www.xanedu.com), che offre contenuti digitali tratti da libri, riviste e opere di riferimento, ma anche materiali multimediali come registrazioni audio e filmati, rivolti all’insegnamento e organizzati in ‘CoursePacks’: pacchetti tematici modificabili dal docente e messi a disposizione degli studenti assieme a strumenti di ricerca, gestione e annotazione.
Tutti questi esempi riguardano la consultazione di testi attraverso il computer di casa, e non attraverso dispositivi dedicati. E’ probabile però che le esperienze che daranno i risultati migliori potranno essere trasferite anche su tali dispositivi: dispositivi che nel giro di pochi anni – con lo sviluppo delle tecnologie UMTS e in generale con la diffusione dell’Internet mobile – dovrebbero garantire un collegamento permanente alla rete, senza necessità di cavi o connessioni via filo.
E’ evidente che le prospettive fin qui delineate non sono ‘neutrali’, e che alcune di esse, se adottate, potrebbero modificare anche considerevolmente le caratteristiche e le modalità d’uso del libro. Occorrerà che gli operatori del settore prestino una particolare attenzione al rischio, indubbiamente presente, di trasformare il libro stesso in un oggetto di ‘consumo volante’, a scapito delle sue caratteristiche di oggetto persistente e strumento di consultazione continua. Occorrerà anche vigilare perché gli editori (e la normativa) non entrino nella spirale della ‘protezione blindata’ dei testi, che potrebbe mettere seriamente in crisi il ruolo delle biblioteche come strumento di accesso pubblico alla cultura: sia per motivi etici e di principio (la possibilità di leggere deve essere garantita a tutti, non solo a chi si può permettere di acquistare i libri appena usciti e i dispositivi di lettura più sofisticati), sia per il bene stesso del mercato editoriale, che ha bisogno per svilupparsi di un contesto nel quale la lettura sia una pratica diffusa e incoraggiata, e non una corsa a ostacoli fra formati, dispositivi e programmi di lettura reciprocamente incompatibili e complesse procedure di acquisto e ‘attivazione’ dei libri.
estratto da “Libri elettronici – problemi e prospettive” – 2001 – G. Roncaglia






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