L’On. Carlucci, dopo essersi resa ridicola tentando di spiegare la Fisica a uno dei massimi fisici d’Italia ( e del mondo), dopo aver ricevuto smentite e critiche da personaggi della levatura del premio Nobel Sheldon Lee Glashow e dell’eminente scienziato Alvaro de Rujula, e dopo che centinaia di blogger italiani l’hanno derisa per questo che fa? decide che il suo prossimo bersaglio sono proprio i blog e ha dichiarato guerra ad Internet.
In due parole: il [tag]ddl 2195[/tag] di [tag]Gabriella Carlucci[/tag] vuole abolire l’anonimato in Rete ed estendere ai contenuti presenti le norme sulla stampa per il reato di diffamazione, con il nobile scopo di “assicurare la tutela della legalità nella rete Internet”. La pubblicazione ufficiale del testo deve ancora avvenire ma alcune parti – in particolare il secondo articolo – stanno già circolando e ricevendo parecchia attenzione.

Il primo comma sembra esplicito:

“È fatto divieto di effettuare o agevolare l’immissione nella rete di contenuti in qualsiasi forma (testuale, sonora, audiovisiva e informatica, ivi comprese le banche dati) in maniera anonima”.

Benissimo: quindi bisogna firmare tutto con nome e cognome? Serve una foto? Sono banditi i nicknames? Ma già adesso l’anonimato in pratica non esiste – visto che i providers sono in grado di risalire con una certezza, grazie ai dati contenuti nei log (indirizzi Ip, orari e via di seguito), agli autori di determinati contenuti – e dunque questo comma è inutile!

Il secondo comma rasenta il delirio di onnipotenza, andando a minacciare anche chi sta fuori dall’Italia:

“I soggetti che, anche in concorso con altri operatori non presenti sul territorio italiano, ovvero non identificati o indentificabilì, rendano possibili i comportamenti di cui al comma 1. sono da ritenersi responsabili – in solido con coloro che hanno effettuato le pubblicazioni anonime – di ogni e qualsiasi reato, danno o violazione amministrativa cagionati ai danni di terzi o dello Stato”.

Chi siano questi soggetti non è chiaro. Forse già quelli che ammettono interventi/commenti senza un’identificazione preventiva – ma conservano gli indirizzi Ip – oppure quelli che nemmeno si danno pena di registrare gli indirizzi Ip.
Né, d’altra parte, i [tag]provider[/tag] sono attrezzati per identificare ogni singolo atto di ogni singolo utente relativamente ad ogni singolo servizio usato e neppure è chiaro se, con questo Ddl, sia sufficiente l’Ip per identificare i “rei”.

Dato che al peggio non c’è limite, ecco il terzo comma:

“Per quanto riguarda i reati dì diffamazione si applicano, senza alcuna eccezione, tutte le norme relative alla Stampa”.

Pericolosissimo: il [tag]blog[/tag] personale anche se letto da tre amici e dieci visitatori occasionali diventa esattamente uguale al Corriere della Sera, il sito con le foto della famiglia è equiparabile alla Repubblica, chi si sfoga su un forum rischia una bella denuncia per [tag]diffamazione[/tag], in quanto tutto è “pubblicazione”.

Infine, il quarto comma:

“In relazione alle violazioni concernenti norme a tutela del Diritto d’Autore, dei Diritti Connessi e dei Sistemi ad Accesso Condizionato si applicano, senza alcuna eccezione le norme previste dalla Legge 633/41 e successive modificazioni”.

Cioè in pratica il Ddl 2195 sta dicendo che alle violazioni del [tag]copyright[/tag] si applica la legge sulle violazioni del copyright. Inutile, ma inoppugnabile.

In tutto questo il lato positivo è che se c’era il sospetto che l’onorevole Carlucci – e buona parte dei suoi colleghi – legiferassero su cose che non conoscono, ora esso è caduto, trasformandosi in certezza.

PS: il titolo del post fa riferimento al fatto che i nostri governanti non sono in grado di distinguere un pc da un buco di culo: sono mentecatti che dell’incompetenza fanno un vanto, chi avesse un minimo di capacita’ nei riguardi della sua funzione verrebbe subito cacciato via e questo accade, purtroppo, anche nel centrosinistra.
[fonte:Zeus News]


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