I SIGNORI DELLE MOSCHE

3 lug

Siamo abituati a chiamarli “Grandi”, ma assomigliano sempre di più ai terribili ragazzini del capolavoro di William Golding. Nei ricorrenti G8, G14, G20 e più realisticamente G2 (Cina e Usa) predominano le incertezze, gli sprechi, le analisi smentite, le occasioni e le promesse mancate, i giochi di ruolo e di società. Come Omero nell’antichità, oggi solo gli scrittori, forse, riescono a spiegarci la realtà.

La trama: un gruppo di ragazzi anglosassoni di non più di 12 anni, di ceto sociale alto, sono gli unici sopravvissuti a un incidente aereo, mentre erano in volo di evacuazione durante un imminente conflitto planetario. Naufraghi su un’isola del Pacifico, i ragazzi si mettono subito all’opera per organizzarsi, ma tentando di imitare le regole del mondo degli adulti, trasformano quello che poteva essere definito come un paradiso terrestre in un inferno, dove emergono paure irrazionali e comportamenti selvaggi. Inizialmente viene eletto un capo, il cui tipo di organizzazione simboleggia un ideale di democrazia, dove ognuno lavora per il benessere collettivo. Tuttavia in un secondo momento sembra che ai suoi compagni non importi nulla, preferendo giocare. Il tempo passa e i ragazzi si abituano sempre più a quel modo di vivere fatto di svaghi e divertimento, dimenticandosi di tenere il fuoco acceso e perdendo l’occasione di venire salvati da una nave di passaggio. Emergono le paure, si convincono che l’isola sia abitata da una bestia da combattere rinunciando anche alle regole: “Il signore delle mosche” (solo una testa di maiale circondata da insetti issata per burla su una picca), ma che diventa il simbolo della decadenza e della follia che convincerà i sopravvissuti a incendiare l’isola stessa…

Ricorda niente? Qualche giorno fa il professor Sirtori ricordava nell’editoriale del Corriere della Sera che lo spazio bioproduttivo – lo spazio utile e utilizzabile – è attualmente di 1,8 ettari a testa. Se ne sfruttano già 2,2 e questa media cela incolmabili disparità: per vivere come francesi ci vorrebbero 3 Terre, come americani 6. Per gli altri a volte non ce n’è neanche un pugno, di terra buona. Mancano economia etica e cultura della sostenibilità.
Eppure davanti a questa evidenza, o proprio per quello, si litiga e si spendono milioni di euro per litigare in scenari a cinque stelle magari sostituibili con le teleconferenze. Tra cene, omaggi e giri turistici. Si promette: ieri ai poveri in generale, oggi alle madri con prole. E non si mantiene. Nella dichiarazione finale, ci ricorda ActionAid Italia, non c’è alcun riferimento al mancato raggiungimento degli impegni sottoscritti a Gleneagles, nonostante l’ammanco sia di 18 miliardi di dollari. Rispetto agli impegni presi in tema di sicurezza alimentare al vertice de L’Aquila dei 22 miliardi di dollari promessi dai Paesi donatori per i prossimi tre anni, solamente 6,5 miliardi di dollari sono stati impegnati. L’Italia è arrivata in Canada con un buco di 21 miliardi di dollari rispetto alle promesse mancate di questi anni, senza aver saldato i conti con il Fondo Globale per la lotta all’HIV per circa 280 milioni di euro circa il 2% dell’evasione fiscale stimata nel Paese!). In compenso nessun appoggio alla Muskoka Initiative (l’adozione di una tassa sulle transazioni finanziarie detta volgarmente tassa sulle banche, che apre la strada a una maggiore severità come nel caso del neogoverno conservatore inglese, resta un tabù nazionale). I ragazzini che scimmiottano i Grandi citano il Piano Marshall, Yalta e il New Deal, ma elaborano ricette senza gli ingredienti base: un’economia etica, una nuova distribuzione delle risorse, la cultura della sostenibilità, la consapevolezza del cambiamento nelle pubbliche opinioni internazionali (lo 0,05 percento sulle transazioni finanziare varrebbe quattrocento volte la cifra necessaria per fare uscire dalla povertà un miliardo di persone secondo ActionAid).

Anche lo sdegno assume aspetti giocosi (manifestanti danzanti) o distruttivi (i black block), come sempre accade in queste occasioni che bruciano letteralmente altri soldi, in azioni di guerriglia o di contenimento della medesima. Tutti concordi solo nel trovare il nemico di turno: le multinazionali, il terrorismo internazionale, qualche governo cattivo che specularmente la pensa uguale e via elencando in una sflilata di teste porcine e mosche ronzanti.

Intanto si dà fuoco all’isola di tutti. Ne Il Signore delle mosche se ne salverà solo uno. Troppo poco per un mondo che non sa traghettare il suo patrimonio di saggezza, ma si arrocca in palazzi, temporali e spirituali, in crisi di potere e di identità. Come cittadini è il caso che cominciamo a darci alle buone letture, se vogliamo avere un ruolo non solo di comparse e figuranti, ma almeno con qualche battuta indimenticabile da dire, per esempio:Basta!

Fonte: megliopossibile.it

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