Nudisti incatenati… per sicurezza!
4 ago
Un’altra estate di fuoco all’Arenauta. Stavolta per la chiusura della spiaggia causa lavori. Nonostante le polemiche e le proteste della comunità gay, dei radicali e degli assidui frequentatori della spiaggia. Da ieri ha preso il via una raccolta firme che ha come obiettivo la richiesta alle autorità cittadine di garantire la tutela della spiaggia da azioni speculative.
Per oggi è prevista un’azione simbolica: i rappresentanti dell’associazione «Certi Diritti» e del comitato per la difesa e la tutela della spiaggia dell’Arenauta, si incateneranno ai pali fatti installare nella spiaggia in questi giorni.
Insomma, un «no» forte alla chiusura del tratto di costa libero con un’esplicita richiesta agli amministratori locali e alle autorità «di intervenire immediatamente per scongiurare la chiusura anche solo parziale della spiaggia e preservarla da ogni forma di speculazione edilizia, contro ogni limitazione all’accesso e di garantire ogni tutela ambientale, mantenendo l’attuale stato morfologico. Si richiede altresì di aprire in tempi brevissimi un tavolo di consultazione con le associazioni e le realtà che fino ad oggi hanno saputo garantirne l’equilibrio paesaggistico e ambientale».
La recinzione per la messa in sicurezza della parete rocciosa è stata interpretata dal comitato cittadino come un’azione di forza per impedire l’accesso. «Da giovedì scorso – spiega Francesca Cicchetti, presidente della polisportiva Gaetaventura con un’azione che è stata definita militare da chi era presente, stanno recintando la falesia della spiaggia dell’Arenauta e da lunedì prossimo proseguiranno fino alla fine della spiaggia verso Torre Scissura, includendo anche la grotta dell’Arenauta.
Il provvedimento suscita molti interrogativi – spiega – come mai si va ad interdire solo la spiaggia libera e non quella su cui insistono gli stabilimenti balneari? Se davvero c’è pericolo, dovrebbero interdire l’accesso ovunque. La verità è che ci vogliono togliere la più bella spiaggia libera, e ormai l’unica della zona, per farla diventare un luogo esclusivo fruibile solo pagando la discesa agli stabilimenti balneari di lusso. Un problema che si estende anche all’aspetto sportivo. La grotta dell’Arenauta – prosegue la presidente di Gaetaventura – è uno fra i primi dieci siti mondiali per l’arrampicata, recensito ovunque e che attrae atleti da ogni parte del Mondo, con percorsi molto difficili ed affascinanti. Sono stata chiamata più volte dal Comune a pubblicizzare Gaeta come luogo per l’arrampicata, e tutte le volte che ho chiesto garanzie mi è stato assicurato che la supposta pericolosità riguardava la falesia sulla spiaggia e non la grotta, perfettamente sicura. Sono quindi caduta dalle nuvole quando ho saputo della recinzione, anche perché l’associazione, che si è più volte proposta per la messa in protezione della falesia in oggetto e che ha operato per ripristinare l’attrezzatura di alcuni itinerari sia sulla falesia che nella grotta, non è stata coinvolta ne avvisata. Ho provato quindi a contattaretempestivamentel’assessore competente, il quale però in questi giorni è in vacanza e non vuole essere disturbato. Manca la necessaria chiarezza da parte del Comune – accusa – Questo comportamento autoritario dell’amministrazione comunale e’ inaccettabile, non siamo più cittadini tutelati ma ci stanno espropriando i nostri beni comuni con la scusa di proteggerci. Se il pericolo esiste, allora bisogna mettere in sicurezza la falesia, e non chiudere. Peraltro la chiusura riguarda l’unico tratto di spiaggia in cui la discesa costa due euro e non dai 20 ai 60 richiesti dagli stabilimenti attigui. Inoltre il titolare del ristoro era l’unico a consentire la discesa in spiaggia d’inverno, fondamentale per consentirci di scalare sulla falesia e nella grotta. Se il Comune intende proteggere i suoi cittadini siamo pronti a contribuire con le nostre competenze per rendere accessibile sia la spiaggia che la falesia. Se invece si utilizza il concetto diprotezionepersfuttare’un’emergenza’ espropriando i cittadini di un luogo a favore di pochi che con il loro abusi edilizi, hanno già distrutto l’altra estremità della spiaggia, ci ritroveremo a vivere in uno stato militarizzato in cui i nostri diritti saranno cancellati tutti, l’esempio dell’Aquila è illuminante: bisogna opporsi.”
Sul caso il Sindaco Raimondi interviene cosi’:
“Esiste un’ordinanza della Capitaneria di Porto del 1996 che individua le zone interdette lungo la costa di Gaeta a causa del pericolo di frane e tra queste è compresa una zona della spiaggia dell’Arenauta – spiega il Sindaco – L’ordinanza si basa su una relazione tecnica del Servizio Geologico Nazionale la quale è stata esaminata e giudicata valida dal Ministero dei Lavori Pubblici (Ufficio del Genio Civile) che ha permesso di emanare, limitatamente ai tratti di costa individuati, l’interdizione alla navigazione, all’ormeggio, alla balneazione, alla pesca e a qualunque altra attività che preveda l’utilizzo di quello spazio“.
“Nel tratto di spiaggia dell’Arenauta sono stati messi da oltre dieci anni i cartelli indicanti il divieto, ma evidentemente chi si accampa sotto la parete rocciosa preferisce ignorarli. La Polizia Municipale, in collaborazione con le altre forze dell’ordine, nonostante i controlli effettuati non riesce a limitare il fenomeno che si ripete fin troppo spesso su quel tratto di costa – prosegue Raimondi – La decisione di limitare la zona nasce da due ordini di motivi. Il primo e la mancanza di risorse comunali da destinare alla messa in sicurezza della parete rocciosa, anche se nei prossimi giorni sarà inoltrata una richiesta di finanziamento alla Regione Lazio. L’altro motivo, il più importante, è la sicurezza dei bagnanti: abbiamo ancora nella mente la tragedia di Ventotene che ha strappato due ragazze alle loro famiglie“.
“Per quanto riguarda i consiglieri regionali che hanno firmato l’interrogazione, non so se siano mai stati eletti sindaco. Se no, è bene che sappiano che questi è il primo responsabile della sicurezza in città, altrimenti non capisco come abbiano potuto firmare un documento del genere – aggiunge il Sindaco di Gaeta – Infine, voglio chiarire che la recinzione non ha lo scopo né di favorire alcuna speculazione privata né di violare alcun diritto: questa Amministrazione non ha mai fatto distinzione di genere, religione o razza perché crede fermamente che prima di essere omosessuali, cristiani, musulmani, uomini, donne esista la Persona Umana portatrice di diritti e doveri: il diritto alla sicurezza e il dovere di rispettare le ordinanze e i divieti delle autorità per l’incolumità di tutti“.
fonte: Ufficio Stampa Comune di Gaeta / Latina Oggi / Gaetaflash






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